La Micropsicoanalisi - Marco-Tartari
 

La Micropsicoanalisi

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Come è noto, a partire dalle scoperte e dalla metodologia e teorizzazione elaborate da Sigmund Freud sono state sviluppate nuove linee di studio, di pensiero e nuovi approcci metodologici .

Spesso ci si riferisce a questi nuovi indirizzi con il termine scuole. Così abbiamo la scuola Junghiana, la adleriana, la kleiniana, e altre ancora. Ciascuna ha osservato la realtà della psiche da prospettive più o meno diverse, ed ha di conseguenza sviluppato metodi psicoanalitici e approcci pratici più o meno diversi dall'originario indirizzo freudiano.

Il termine scuola, sebbene semplice ed intuitivo, è però inadeguato e, terminologicamente, non scientifico.

La micropsicoanalisi è un metodo di investigazione psicoanalitica di derivazione freudiana. ( diciamo pure, per semplicità, una scuola ).

Il suo fondatore, Silvio Fanti (nella foto), formato alla psicoanalisi negli Stati Uniti, già a partire dagli anni ’50 aveva allungato il tempo delle sedute da un’ora a tre ore, o più, mantenendo la loro frequenza plurisettimanale, per non meno di cinque, meglio se sei, sedute settimanali.

Io vorrei dare qui solo una breve descrizione di alcuni particolari aspetti della metodologia micropsicoanalitica che trovo di utile orientamento per chi desideri capire se possa essere per lui interessante approfondirne la conoscenza, e magari per valutare la possibilità e opportunità di intraprendere una micropsicoanalisi.

Intanto il nome: micropsicoanalisi non sta' ad indicare una psicoanalisi breve o “piccola” ma piuttosto una psicoanalisi “al microscopio”.

Mi spiego meglio: l'adozione delle sedute lunghe ( a volte di più delle tre ore standard ) e la frequenza praticamente quotidiana rappresentano lo strumento d'indagine che ha permesso di osservare nuovi straordinari fenomeni psichici: un piccolo dettaglio del comportamento, una piccola ripetizione, un piccolo tic, etc... rappresentano, potremmo dire si “agganciano” a vissuti e conflitti inconsci molto “grandi”. Così queste piccole manifestazioni comportamentali sono per la micropsicoanalisi porte per raggiungere i complessi inconsci più profondi.

La frequenza quotidiana delle sedute permette di verificare con assoluta evidenza la continuità della vita psichica tra il sonno/sogno e la veglia. Questi due poli definiscono il continuum lungo il quale si sviluppa tutta la nostra vita psichica interiore, conscia ed inconscia (che, come sappiamo, determina e guida tutti gli accadimenti della nostra vita nel mondo fisico).

La durata della seduta, normalmente non meno di tre ore, è flessibile e può essere allungata senza un limite predeterminato.
E' il particolare momento che l'analizzato attraversa, di eventuale straordinaria intensità emozionale, che suggerisce di prolungare la seduta affinché i ricordi e gli affetti che risalgono dall'inconscio abbiano il tempo necessario per essere riconosciuti, elaborati, e quindi liberati dal loro contenuto di sofferenza.

Tutti coloro che fanno una micropsiconalisi attraversano prima o poi momenti di grande intensità emotiva, il riemergere di ricordi e/o emozioni estremamente intensi e coinvolgenti.

E' facilmente comprensibile che interrompere forzatamente, in quel momento, la seduta, magari perché sono scaduti i quarantacinque minuti classici e tipici di altre “scuole”, esporrebbe l'analizzato, privato violentemente della presenza neutrale e benevola dell'analista  (capace di accogliere con empatia ma senz esserne travolto le forti e coinvolgenti emozioni del paziente ), a sofferenze, ad interruzioni del processo psicoanalitico ed anche a veri e propri pericoli fisici.

In micropsicoanalisi, invece, il processo psicoanalitico si dipana in modo molto più fisiologico, senza strappi, forzature e potenziali traumi.

Per poter dare spazio all'espressione di dinamiche psichiche così intense anche la stanza di seduta (parte del cosiddetto setting ) è grande, più grande che per le altre “scuole”.

La poltrona dell'analista non è vicina al famoso divano o lettino, ne dista alcuni metri.

L'analizzato ha più respiro sul piano fisico e di conseguenza psichico.

Un aspetto molto interessante e pratico della tecnica micropsicoanalitica è che, la frequenza quotidiana delle sedute e l'adozione delle sedute lunghe, consentono di abbreviare notevolmente la durata di una analisi, ( S.Fanti diceva, non a caso, in nove mesi) e non in molti anni, come per altre scuole.

Questo è possibile per via di un particolare aspetto della vita psichica inconscia per la quale il tempo non scorre come per la coscienza.

Inoltre è possibile suddividere l'intera analisi in periodi separati e successivi, chiamati trance ( o fette ), di durata di circa centoventi ore, ossia di circa un mese e mezzo ciascuno.

Questo consente di adattare i tempi alle esigenze ed agli impegni dell'analizzato senza perdere per questo la qualità del lavoro psicoanalitico.

E' stupefacente verificare di persona come, alla ripresa di una nuova trance di analisi, psichicamente non sia trascorso neanche il tempo di un battito di ciglia. L'analizzato ritrova, con stupore, il suo discorso come se non fosse stato mai interrotto.

Ed infatti, come diceva Freud, “nell'inconscio il tempo non esiste”.

Così potremo fare, per esempio, un mese all'anno, magari durante le vacanze, senza intralci per la nostra vita lavorativa e famigliare e addirittura con maggior profitto per il processo analitico.

Infatti il lavoro che si fa in seduta continua come elaborazione fuori seduta, in modo diremmo automatico, nell'intervallo tra due trance. E così alla ripresa saremo nello stesso punto ma, al contempo ad un livello più profondo.

Mi scuso se queste affermazioni possono sembrare strane o forse misteriose, ma il fatto è che la psicoanalisi è un'esperienza che si svolge al di là delle parole e perciò non può essere compiutamente trasmessa con le parole, ma solo facendola.
 

In micropsicoanalisi si utilizzano poi alcuni particolari supporti tecnici. Ossia:

- lo studio del proprio albero genealogico. Non negli aspetti diremmo dinastici ma piuttosto delle storie delle vite dei nostri genitori, dei parenti, e degli antenati. Un albero vivente, alimentato da un'unica linfa.

- lo studio delle fotografie di famiglia, in particolare quelle riprese quando eravamo piccoli, in compagnia dei genitori.

- lo studio della corrispondenza propria e di famiglia

- lo studio delle piantine delle case dove l'analizzato ha vissuto

- la visita, in compagnia dell'analista , dei luoghi dove abbiamo vissuto la nostra infanzia

Tutti questi supporti tecnici sono finalizzati a stimolare ed agevolare il recupero dei ricordi traumatici rimossi con il loro carico di affetti, favorendo così il percorso interiore che conduce alla consapevolezza, prima che alla conoscenza, del proprio inconscio, con la naturale conseguenza del riequilibrio delle tensioni conflittuali inconse.
Ed infine, come direbbe Jung, a ritrovare il senso della nostra più vera identità. 
 

Di fatto, la durata e frequenza delle sedute, le particolarità del setting ed i supporti tecnici, sopra sommariamente elencati, costituiscono un insieme integrato che dà alla metodologia micropsicoanalitica una particolare efficacia e duttilità.